Pino Guidolotti

Luce e ombre

Disegni 2004 - 2024

Con un testo critico di Paolo Mereghetti

maggio - giugno 2024

Pino Guidolotti

Luce e ombre

Disegni 2004 - 2024

Con un testo critico di Paolo Mereghetti

maggio - giugno 2024

ORARI DI APERTURA
Dal 17 maggio al 28 giugno 2024
dal mercoledì al venerdì dalle 15:00 alle 19:00

giovedì dalle 15:00 alle 21:00
sabato su appuntamento

Pino Guidolotti, Senza titolo, carboncino compresso e acrilico su carta Fabriano Rusticus 200g, 70 x 100 cm, 2004

OPENING
Giovedì 16 maggio dalle 18:00 alle 21:00, alle ore 19:00 al piano Silvia Giliberto dell’Accademia Antonia Pozzi di Milano

Accesso libero con tessera Assab One 2024 (€10)

APERTURA SPECIALE IN OCCASIONE DI PIANO CITY MILANO
Sabato 18 maggio dalle 16:00 alle 20:00
alle ore 18:00 l’Accademia Antonia Pozzi presenta Le danze ungheresi di Johannes Brahms per pianoforte a quattro mani (Matilda De Angiolini, Alberto Dalgo, Lorena Portalupi, Silvia Giliberto).

Per maggiori informazioni scrivere a info@assab-one.org

A quasi 10 anni dalla sua ultima personale negli spazi di Assab One, Pino Guidolotti torna con una mostra dedicata alla sua produzione meno conosciuta della fotografia, ma da sempre presente nella sua pratica artistica: il disegno. Una serie di nuovi lavori a carboncino su carta abita lo Studio 3. I disegni di grande formato scorrono senza sosta sulle pareti della sala. Pino Guidolotti veste i panni di un regista silenzioso e attento, mentre le immagini mostrate appaiono quelle di un qualche film muto, in bianco e nero. Senza mai tralasciare la sua visione fotografica, le scene parlano di vita quotidiana, di persone che passeggiano in uno spazio-tempo indefinito, di tavole vuote, ma imbandite, di bar e case dove dimorano ombre sconosciute.
I disegni sono l’espressione della ricerca artistica di Pino Guidolotti più intima e per lo più inedita. Quelli in mostra ad Assab One sono istantanee della sua vita in Salento, il risultato della sua inconfondibile prospettiva nell’osservare e vedere il mondo, la natura e gli esseri che lo circondano.

Si ringrazia per la collaborazione al programma musicale l’Accademia Antonia Pozzi, Milano.

La forza del nero di Paolo Mereghetti

“(…) Del nero, come non-colore della pittura, bisognerebbe allora dire che non è il contrario della luce ma il supporto di una luce altra rispetto alla luce (…)“
Alain Badiou in Lo splendore del nero, Edizioni Ponte alle Grazie

In una evoluzione temporale delle espressioni artistiche, la fotografia ha fissato con maggior precisione ciò a cui il disegno si era avvicinato per successivi momenti di definizione. Almeno nelle sue intenzioni originarie, la fotografia era la realtà, mentre il disegno era la sua approssimazione.
Pino Guidolotti quel percorso lo ha fatto al contrario, passando dalla fotografia al disegno. Certo, lui continua a girare con la sua piccola macchina in tasca, pronto a fissare volti e momenti che lo incuriosiscono, ma quasi mai diventano stampe fotografiche, piuttosto se ne serve per aiutare la memoria a guidare la sua mano e le sue matite grasse e nere. Perché nei suoi disegni gli altri colori sono banditi: c’è il bianco del foglio e il nero del disegno. Qualche volta anche il grigio, ma in fondo serve solo per mettere ancora più in evidenza la forza di quei neri che sembrano volersi divorare tutta la superficie a disposizione.
La ragione di queste scelte forse si può intuire nell’”esilio” artistico e umano cui Pino si è sottoposto negli ultimi anni. La fotografia, quella vera di cui Guidolotti era stato uno dei maestri più schivi e più acuti, ha perso il suo ruolo e la sua necessità: è diventata pura propaganda pubblicitaria, puro marketing, mangiandosi quegli spazi di libertà che a Pino, come ai veri artisti, erano indispensabili. Il disegno, svincolato da ogni committenza che non fosse il proprio estro e la propria passione, gli ha restituito un po’ di quella indipendenza che il mercato della fotografia aveva annullato.
Nel silenzio – almeno mediatico – del “suo” Salento, la libertà creativa ha ritrovato l’estro di esprimersi, la strada per comunicare. Perché ancora una volta, a prendere forma è quell’amore e quella curiosità per le persone che per anni ha guidato il suo occhio fotografico e che qui trova una nuova espressività.
Se guardiamo i disegni esposti, una scelta della sua produzione, non possiamo non notare il rigore delle proporzioni, l’eleganza compositiva, l’equilibrio di pieni e vuoti – verrebbe da dire, meglio, di neri e bianchi – su cui prendono forma le sue invenzioni pittoriche. L’occhio del fotografo, allenato alla proporzione e all’equilibrio, non si è chiuso. È ancora lì a imporre le sue leggi auree. Lo si vede benissimo nelle Nature Morte dove il gioco della prospettiva guida la mano del disegnatore. Ma poi a prendere il sopravvento è la forza del nero, “il colore dell’animo” come scrive Alain Badiou, pronto a raccontarci quello che Pino sente e che lo ha spinto verso questa nuova strada.
La sua è una scelta esistenziale prima che artistica. Balza all’occhio in quelle figure senza volti che si muovono in alcuni disegni, in quelle sagome umane che sembrano voler rompere l’equilibrio dell’ambientazione: un tavolo, una finestra, un muro vengono come sfigurati dalle presenze di uomini senza identità, fantasmi neri di un mondo che ha perso riconoscibilità. È come se Pino ci volesse dire che si è perso qualcosa per sempre, che il bar, la casa, la strada dove si muovono i suoi personaggi hanno perso ogni identità, sono i non luoghi di un mondo insieme lontano e vicino, perché misteriosi e indistinti ma anche perché inquietanti e ossessivi.
Incorniciati come su un nastro ideale che li lega in un viaggio visivo e sentimentale, i disegni di Pino Guidolotti sono un modo per dirci le sue fatiche e i suoi sforzi per superarle e dar forza al bisogno di ritrovare una voce che si faccia ascoltare. Per questo non si resta mai indifferenti di fronte a questi disegni, non li si passa in rassegna come a volte di fronte a certi quadri puramente illustrativi, interessati magari solo alla tecnica messa in atto. Fossero anche solo delle “semplici” piante – che semplici poi non sono, con quella loro indistinta identità -, sentiamo che l’artista ha voluto trasmetterci il senso della propria insoddisfazione, della propria insofferenza per un mondo che a volte sembra una gabbia capace di imprigionarti senza che te ne accorga e che solo la forza straziante del nero riesce a ricordarci e trasmetterci.

Paolo Mereghetti

Biografie

Pino Guidolotti (Verona, 1947) vive e lavora a Minervino di Lecce, in Salento. Dopo l’Accademia di Belle Arti di Bologna ha collaborato come fotografo con le maggiori testate e case editrici italiane spaziando dalla moda, al ritratto, all’architettura. Fedele alla sua formazione artistica e influenzato anche dall’amicizia con Ernst H. Gombrich, ha poi dedicato la sua attenzione e il suo talento alla propria ricerca personale, all’arte e alla riproduzione del patrimonio artistico. La sua opera fotografica fa parte delle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea MuFoCo, della Galleria Civica di Modena e di altre importanti istituzioni.

Monografie
R. Wittkower, Bernini. Lo scultore del Barocco Romano, Milano 1990, Londra 1997
A. Rosenauer, Donatello. L’opera Completa, Milano, 1993
G. Beltramini, Andrea Palladio: Atlante delle Architetture, Venezia, 2000
J. Eskenazi, Indian Stone Sculpture – Acquisitions 2001, Londra, 2001
G. Beltramini e H.Burns, Le Ville Venete, Venezia, 2005
M.A. Avagnina, Il Teatro Olimpico di Vicenza, Venezia, 2005
G. Beltramini, Volti di Architetti, Centro Palladio, Vicenza, 2006
D. Gasparotto,I cavalli di Francesco Mochi, 2008

Mostre personali (selezione)
1974  Pino Guidolotti, Cracovia, Polonia
1975  Pino Guidolotti, Galleria Il Diaframma, Milano
1975  Photographie Italienne, Chalon sur Saone, Francia
1975  Pino Guidolotti, Musèe Reattu, Arles, Francia
1978  Pino Guidolotti, Photographer Gallery, Londra, U.K.
1984  Pino Guidolotti, Casa del Mantegna, Mantova
1990  Pino Guidolotti, Galleria Il Diaframma, Milano
2001  Memorial E. H. Gombrich, Warburg Institute, Londra, U.K.
2001  Le ville del Palladio, Centro Palladio, Vicenza
2003  Carlo Scarpa. L’opera, Centro Palladio, Vicenza
2005  Le Ville Venete, Centro Palladio, Vicenza
2006  Volti di Architetti, Centro Palladio, Vicenza
2006  Volti di Architetti, Yellow Fish Gallery, Montreal
2014  Inaugurazione di me stesso, Cinema del Reale, Specchia (LE)
2015  Pino is Back! Foto e disegni 1970 – 2015, Assab One, Milano
2020  Caos Mobile, Castello Volante di Corigliano D’Otranto (LE)


Paolo Mereghetti
(Milano, 1949) è giornalista e critico cinematografico italiano. Conosce da molto tempo il lavoro di Pino Guidolotti di cui è amico e estimatore. È autore del più celebre e diffuso dizionario dei film realizzato in lingua italiana, Il Mereghetti, che cura dal 1993. Collabora con il Corriere della Sera, Radiotre e Rai 3.