GOLDWATCH

Una mostra di Velasco Vitali

GOLDWATCH

Una mostra di Velasco Vitali

ORARI DI APERTURA
Dal 16 ottobre al 29 novembre

Dal mercoledì al sabato, dalle 15 alle 17, prenotazione consigliata (info@assab-one.org)

INAUGURAZIONE
Doppia inaugurazione alla presenza dell’artista: giovedì 15 ottobre, dalle 18:00 alle 22:00, e sabato 17 ottobre, dalle 15:00 alle 19:00

 

La mostra GOLDWATCH di Velasco Vitali inaugura il nuovo “Studio 3” con dipinti ispirati al periodo di confinamento, quando l’artista ritraeva ogni giorno la veduta di una porzione del suo giardino.

GOLDWATCH è la storia per immagini di quei giorni di contagio e di reclusione, narrati e dipinti fra le mura di un giardino, quello adiacente allo studio. Una metafora di quel momento di vita, in cui le ore sono tutte uguali e lo spazio ha assunto una nuova dimensione, forzatamente intima, come lo scorrere del tempo, da reinventare e rimisurare.

Lo schema perimetrale quadrato, simile a un quadrante di orologio, è stato suddiviso in 24 sezioni, angoli di natura ripresi dal vero giorno dopo giorno “en plein air”, mentre la vegetazione procedeva nell’esplosione primaverile, incurante del mondo che si era fermato.

GOLDWATCH è un titolo preso a prestito da una famosa scena di Pulp Fiction, il film di Quentin Tarantino in cui Christopher Walker, nei panni di un ufficiale dell’esercito, è incaricato di portare in dono al piccolo Bruce Willis l’orologio che suo padre teneva con sé in guerra. “L’orologio d’oro” mette in evidenza e ricalca i caratteri metaforici di questa narrazione dipinta: lo schema quadrato del giardino, lo scorrere inesorabile delle ore, il cambio delle stagioni e il valore simbolico di un’eredità ricevuta e da donare. Oltre che a un chiaro riferimento al fondo oro che accumuna gli sfondi di ogni dipinto di questa serie, come fosse un richiamo a un preciso codice medievale.

Il risultato del processo che ha portato alla mostra è diviso in tre cicli ognuno composto da 72 lavori. I primi 24 giorni sono stati raccontati in diretta attraverso il profilo Instagram (@velascovitali), mentre l’artista conversava con altrettanti amici.

GOLDWATCH è la storia per immagini di questi giorni di contagio e di reclusione, narrate e dipinte fra le mura di un giardino, quello adiacente allo studio. Una metafora di questo momento di vita, in cui le ore sono tutte uguali e lo spazio ha assunto una nuova dimensione, forzatamente intima, come lo scorrere del tempo, da reinventare e rimisurare.

Lo schema perimetrale quadrato, simile a un quadrante di orologio, è stato suddiviso in 24 sezioni, angoli di natura ripresi dal vero giorno dopo giorno “en plein air”, mentre la vegetazione procedeva nell’esplosione primaverile, incurante del mondo che si era fermato.

Goldwatch è un titolo preso a prestito da una famosa scena di Pulp Fiction, il film di Quentin Tarantino in cui Christopher Walker, nei panni di un’ufficiale dell’esercito, è incaricato di portare in dono al piccolo Bruce Willis l’orologio che suo padre teneva con sé in guerra.  “L’orologio d’oro” mette in evidenza e ricalca i caratteri metaforici di questa narrazione dipinta: lo schema quadrato del giardino, lo scorrere inesorabile delle ore, il cambio delle stagioni e il valore simbolico di un’eredità ricevuta e da donare. Oltre che a un chiaro riferimento al fondo oro che accumuna gli sfondi di ogni dipinto di questa serie, come fosse un richiamo a un preciso codice medievale.

I primi 24 giorni del processo sono stati raccontati in diretta attraverso il profilo Instagram dell’artista (@velascovitali).

Biografia

Velasco Vitali

L’inizio è segnato dall’incontro con Giovanni Testori e la partecipazione alla mostra Artisti e Scrittori presso la Rotonda della Besana di Milano. Dopo alcune mostre personali, la sua pittura si concentra sulla tragedia che distrugge parte della Valtellina alla fine degli anni Ottanta, facendo confluire il lavoro in Paesaggio Cancellato, mostra curata da Roberto Tassi (1990).

Alla fine degli anni Novanta è invitato alla Quadriennale di Roma e in quegli anni comincia un percorso artistico sui porti del Mediterraneo e del sud Italia: in quest’ottica nascono Isolitudine con Ferdinando Scianna del 2000 e nel 2003 MIXtura con Franco Battiato. Nel 2004 Electa pubblica Velasco 20, monografia sui primi vent’anni di lavoro con un contributo di Giulio Giorello. Extramoenia (2004-2005) è un’esposizione voluta dalla Regione Sicilia, allestita a Palermo (Palazzo Belmonte Riso) e a Milano (Palazzo della Ragione).

Nel 2005 entra a far parte della collezione del MACRO. Realizza, con la cura di Danilo Eccher, Immagini, forme e natura delle Alpi (2007) e LATO4 (2008). A cura di Fernando Mazzocca e Francesco Poli è Sbarco (2010), allestito in piazza Duomo e nel complesso di Sant’Agostino a Pietrasanta e a Milano in Piazza Duca D’Aosta e Palazzo Reale.

Nel 2011 è invitato al Padiglione Italia della Biennale di Venezia dove espone Veidrodis, la Galleria LKFF di Bruxelles ospita la sua personale Branco, e viene pubblicato Apriti Cielo, volume edito da Skira che raccoglie acquerelli sul tema del sacro: tra questi figurano alcuni dei disegni realizzati per la pagina culturale de “Il Corriere della Sera”, con cui collabora dal 2007.

Nel 2012 realizza Foresta Rossa, intervento artistico sull’Isola Madre (Stresa) e a Verbania, a cura di Luca Molinari. La riflessione sulle città fantasma già alla base di quest’ultima installazione continua l’anno successivo con la mostra personale di pittura Foresta Rossa: 416 città fantasma nel mondo alla Triennale di Milano, a cura di Luca Molinari e Francesco Clerici. Lo stesso anno vede la mostra personale di scultura Aria, presso la Galleria LKFF di Bruxelles, l’installazione del gruppo di sculture Branco -a cura di Flavio Arensi- presso il Vittoriale degli Italiani, e il progetto monumentale Medi Terraneo al castello Ruffo di Scilla.

Il 14 aprile 2014 espone la scultura Traditio Symboli nel Duomo di Milano e partecipa alla IV Biennale Gherdeina di scultura a Ortisei, in Val Gardena.

Nel febbraio 2015 è invitato alla Berlinale (vincitore premio FIPRESCI) come produttore e protagonista del documentario Il Gesto Delle Mani con la regia di Francesco Clerici che lo ritrae durante l’esecuzione di una scultura in bronzo. Nel giugno dello stesso anno, su invito di Emilio Mazzoli, torna ad esporre in galleria, con la mostra FUGA (a cura di Mark Gisbourne e Giacinto di Pietrantonio), presso la Galleria Mazzoli di Modena.

Nel 2017 cura e progetta (con la collaborazione di Peter Greenaway) la mostra di suo padre Giancarlo Vitali “Time Out” a Palazzo Reale, Castello Sforzesco, Museo di Storia Naturale e Casa del Manzoni.

Del 2019 è il progetto “Veduta”, a cura di Danilo Eccher, presso la M77 Gallery di Milano.