Eléna Nemkova, Topinambur, spinach and herbs cooked in liquid nitrogen, Raspberry ball and dried seaweed, 2008
SAPERE / SAPORE
di Barbara Casavecchia
"I think it is a sad reflection on our civilization that while we can and do measure the temperature in the atmosphere of Venus we do not know what goes on inside our soufflés."
Nicholas Kurti
Lee Miller, pin-up, musa surrealista, fotografa di talento, amica di Picasso e Cocteau, amante di Man Ray, nel ‘42 riesce a farsi assegnare da
Vogue l’incarico di corrispondente di guerra a seguito delle truppe alleate in Europa. E’ tra le prime ad entrare a Buchenwald e Dachau, a registrare su pellicola l’orrore indicibile di quei corpi scheletriti da fame e sevizie. Troppo: torna in Inghilterra, chiude la macchina fotografica e migliaia di negativi in un cassetto della soffitta e non vuole parlarne più. Si tramuta in una cuoca gourmet maniaco-compulsiva, che trascorre le giornate a verificare temperature e tempi di cottura, collezionare ricette, intervistare chef famosi, organizzare cene, provando a tenere sotto controllo il disordine interiore e universale, a compensarne la laidezza insanabile col suo armamentario apotropaico di pentole, fuochi, sapori (e parecchi litri di alcol). Nel culto edonistico travolgente che riserviamo alla cucina – dai canali tematici, alle guide, al feticismo per il biologico e il “genuino” - si coglie il riflesso della stessa angoscia, a fronte di un’emergenza alimentare e ambientale senza precedenti, mentre la Terra divora con voracità cannibale le proprie risorse rinnovabili, mandando in tilt gli ecosistemi quanto più cerca di produrre commestibili. L’immagine che meglio incarna l’incubo del tracollo è quella dei due protagonisti, padre e figlio, del ferocissimo “La strada” di Cormac McCarthy, che vagano per scenari devastati spingendo un carrello vuoto di supermercato, alla perenne ricerca di qualcosa da mangiare: l’unico cibo rimasto è in scatola, scaduto, stantio; ed è rovistando tra gli scaffali di un emporio in rovina, che il bambino prova l’emozione di bere una cola in lattina, reliquia ancora frizzante. Magic moments. Nel regime vigente di esteticità diffusa del quotidiano (1), il cibo – e la sua rappresentazione – occupa inevitabilmente un posto in prima fila. Oltre che display sociale, è per sua natura “comunicazione”, come ha dimostrato l’antropologa Mary Douglas. Pubblicizzato, mediatizzato, scomposto e riassemblato in composizioni astratte (food design), assomiglia sempre più a un miraggio sensual-sentimentale, un prodotto di sintesi alchemiche impossibili da replicare nei nostri tinelli. Più che un nutrimento, un capriccio – ovvero, come scrive Zygmunt Bauman ne "La società sotto assedio", "
lo stimolante più potente e soprattutto più versatile per mantenere l'accelerazione della domanda di beni di consumo al passo con il crescente volume dell'offerta. (…) Il capriccio completa la liberazione del principio del piacere, eliminando gli ultimi residui d’impedimento del principio di realtà: la sostanza naturalmente gassosa è stata fatta uscire dal contenitore".
I soggetti eterei, luminescenti e fluttuanti nel vuoto, così come i titoli che Elèna Nemkova sceglie per i diciassette dipinti a olio e spray acrilico della serie
Particelle alimentari sembrano rubati alle pagine di una qualsiasi rivista patinata di lifestyle. Oppure a uno dei menù militanti di Cucina Futurista (2) stilati da Marinetti, che, su istigazione dello chef francese Jules Maincave, invitava i chimici a inventarsi nuovi sapori, i cuochi a creare «bocconi simultaneisti e cangianti» come “l’alga spuma tirrena” e “il pollo d’acciaio”, ad «avvicinare elementi oggi separati da prevenzioni senza serio fondamento» come vitello e assenzio, aringa e gelatina di fragola, oltre che a musiche, poesie, profumi. I suoi
Topinambur, spinach and herbs cooked in liquid nitrogen, Raspberry ball and dried seaweed; Vacuum-cooked beetroot and marinated plum gnocchi, Pistachio pearls and citron syrup; Seven vegetable soup cooked in liquid nitrogen sono frutto delle incursioni dell’artista nel mare magnum online della gastronomia molecolare, una disciplina creata a fine anni Ottanta dal fisico ungherese Nicholas Kurti e dal chimico francese Hervé This – che oggi fa da guru a celeb mondiali del gusto come Ferran Adrià (invitato all’ultima Documenta di Kassel) e Pierre Gagnaire – con l’obiettivo di confutare una serie di tabù e pregiudizi legati alla cucina tradizionale, aiutare il pubblico a comprendere il contributo della scienza allo sviluppo sociale, esplorare i processi delle trasformazioni culinarie e culturali. Con esiti concreti sorprendenti, come i sorbetti all’azoto liquido o l’invenzione della macchina “pianococktail” (che Marinetti ribattezzerebbe subito pianopolibibita), una scatola dotata di scheda elettronica che, come racconta lo stesso This in una lunga videointervista rilasciata a Nemkova in occasione della mostra ad Assab One, sarebbe in grado di mixare circa 500 milioni di nuovi piatti. Davvero? Cotti o crudi? Quand’era iscritta all’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo, Nemkova rimase folgorata dall’estetica del packaging funzionale e dall’elevato contenuto nutritivo delle Razioni K dei soldati della NATO, distribuite agli studenti per far fronte alle penurie della post-ecatombe sovietica. Non esplicita se queste sue “nature morte” contemporanee esprimano una sincera ammirazione nei confronti di una bellezza tanto effimera, quanto ricercata. O una sincera fiducia nella capacità della tecnologia di cambiare il nostro rapporto coi cibi, ottimizzandone apporto proteico e consumi di energia. O se piuttosto non siano pervase dall’ironia sottile con cui da anni archivia le notizie più assurde e inverificabili pubblicate sul sito web russo Newsru.com, per poi trarne disegni come
The production technology of artificial meat is created in the USA (Agosto 2005) – pronipote mutante e transgenico del Carneplastico futurista. A chi guarda, serve comunque una porzione salutare e disincantata di dubbio, nei confronti non solo le neofobie alimentari, ma della cronica incapacità umana di trovare soluzioni ai bisogni elementari.
NOTE
1) Nicola Perullo, Per un’estetica del cibo, Centro Internazionale Studi di Estetica, Palermo, dicembre 2006 (
www.unipa.it/~estetica/download/Perullo.pdf)
2)
it.wikipedia.org/wiki/Cucina_futurista